2023 – 6^ EDIZIONE

15 febbraio
15 marzo
5 aprile
11 aprile

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2022 – 6^ EDIZIONE


La vita fuori di sé Una filosofia dell’avventura, Marsilio, 2022
A chi non è mai capitato di veder riaffiorare all’improvviso nella memoria il viaggio che ha spazzato via molte certezze, quell’incontro erotico tanto intenso da far scoprire il vero piacere o l’effetto imprevisto e sconcertante di un libro, un quadro, una melodia che ci hanno letteralmente trascinati oltre i limiti del nostro Io? Sono le avventure, esperienze che spezzano la routine, fratture dimenticate o rimosse che, se rievocate, riaccendono i desideri messi a tacere. In un avvincente corpo a corpo con i testi fondativi della cultura occidentale e le letture più originali della contemporaneità, l’autore fa dialogare i problemi del nostro quotidiano e le Storie di Erodoto, le intuizioni di Georg Simmel e l’Odissea di Kazantzakis, il teatro di Sartre e le «confessioni» di Platone nel suo scritto più autobiografico, la saggezza ironica di Montaigne e le spiazzanti metafore di Jankélévitch. Come in un diario di viaggio, affascinanti connessioni attraverso i secoli e i continenti ci riportano così sul campo di Maratona, alle radici dei concetti di libertà e di felicità per i greci; in Sudamerica con Alexander von Humboldt, precursore di un’idea di natura che non possiamo non fare nostra; a Praga, tra il pubblico scandalizzato della prima assoluta del Don Giovanni di Mozart, e nel deserto nordafricano, sulle tracce della scrittrice Isabelle Eberhardt. Un invito a metterci in discussione senza necessariamente ricorrere a una fuga into the wild, perché «un’impresa ardita o un episodio irrilevante: tutto può essere avventura oppure ordinaria esistenza, può inserirsi nella sceneggiatura della nostra vita o configurarsi come eccezione esaltante, che però “misteriosamente” racchiude quella vocazione inconfessata che il quotidiano non sa portare alla luce»

PIETRO DEL SOLDA’
Venezia, 1973
Laureato in filosofia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, allievo del prof. Umberto Galimberti con cui ha conseguito anche il dottorato di ricerca.
Ha insegnato Giornalismo culturale e radiofonico all’Università Sapienza di Roma e, Filosofia ed etica dell’informazione al Master “Management della comunicazione e delle politiche culturali” dell’Università IUAV di Venezia.
E’ autore e conduttore dei programmi di Rai Radio3 Tutta la città ne parla programma vincitore del Premio Internazionale Flaiano 2018, e Zarathustra.
Ha pubblicato saggi sul pensiero antico e, nel 2007, Il demone della politica. Rileggendo Platone: dialogo, felicità, giustizia. Scrive sulla «Domenica» del «Sole 24 Ore».
Per Marsilio è autore di Non solo di cose d’amore. Noi, Socrate e la ricerca della felicità (2018, premio Biblioteche di Roma 2018, premio Alessandro Leogrande 2019) e di Sulle ali degli amici. Una filosofia dell’ incontro (2020, premio Città delle Rose).
Designato dal Ministero della cultura, è stato nominato consigliere del Teatro Stabile del Veneto

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Al passato si torna da lontano, Rizzoli, 2020
È il 1944, il cacciabombardiere Pippo vola sui cieli della Romagna e Anita è appena una bambina. Ma non dimenticherà mai il momento in cui l’hanno strappata dalle braccia della madre, fucilata dai fascisti. E neanche quando il padre Armando, deperito e irriconoscibile, ritorna dalla Germania dopo un lungo viaggio in sella a una bici di fortuna. A guerra finita, insieme al padre ritrovato e alla zia Ada, che si è presa cura di lei e di sua sorella Edda, Anita proverà a lasciarsi gli anni più difficili alle spalle e a costruirsi un futuro. Armando otterrà un impiego alla Società anonima elettrificazione, viaggiando tra Italia, Grecia, Turchia e Nord Africa. E intanto Anita attraverserà l’adolescenza e la giovinezza con testardaggine e alla costante ricerca di giustizia, vivendo in prima persona i movimenti di emancipazione femminile e i dibattiti interni alla sinistra italiana, spesso in conflitto con Edda, più schiva e conservatrice. Amori, matrimoni, rivelazioni, delusioni e invidie scandiscono la vita della famiglia Castellari, mentre lontano dal piccolo paese romagnolo – nel ventennio della caduta e della risalita, dell’orrore e della speranza – il mondo va avanti, tra tensioni politiche, scoperte scientifiche, conquiste civili, esplosione del jazz e cronache del jet set. A unire le due sorelle, però, resterà sempre il ricordo della madre, e la ricerca dell’uomo che l’ha uccisa. Attraverso una narrazione inarrestabile, arricchita da fotografie e mappe narrative, e capace di dare profondità a ciascuna delle numerose figure che occupano la scena, Claudio Panzavolta ci racconta l’epopea di una famiglia italiana. Sullo sfondo, la piccola e la grande Storia si intrecciano tra loro, diventando le altre protagoniste di questo romanzo strepitoso

CLAUDIO PANZAVOLTA
Faenza, 1982.
Dopo essersi laureato in Storia contemporanea all’Università di Bologna, ha studiato Sceneggiatura cinematografica e televisiva a Roma.
Suoi racconti e contributi sono apparsi sulle riviste «Flanerí Mag», «Pastrengo» e «Rifrazioni»
Lavora come editor per la casa editrice Marsilio.
Insegna al Master in Editoria dell’Università degli Studi di Verona.
Nel 2014 ha pubblicato il romanzo L’ultima estate al Bagno Delfino.
Il suo ultimo romanzo Al passato si torna da lontano, Rizzoli, è stato pubblicato nel 2020

ELENA SBROJAVACCA
Treviso, 1989
E’ dottoressa di ricerca italianistica all’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Si occupa di letteratura italiana moderna e contemporanea e di teorie della critica letteraria.
Ha curato per BUR un volume sul teatro pirandelliano. I suoi contributi scientifici, pubblicati riguardano: Gianfranco Contini, Beppe Fenoglio, Luciano Erba, Andrea Zanzotto, Jonathan Coe, Roberto Calasso. E’ componente della redazione della rivista Archivio d’Annunzio.
Dal 2016 collabora come relatrice ai festival La fiera delle parole, Da giovani promesse… di Padova e Cartacarbone Festival di Treviso
Nel 2021 ha pubblicato Letteratura assoluta Le opere e il pensiero di Roberto Calasso, Feltrinelli.

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Altro nulla da segnalare, Einaudi, 2022
Premio Campiello Opera Prima, 2022
Altro nulla da segnalare, il libro che ha vinto all’unanimità il Premio Italo Calvino 2021, è un testo raro, prodigioso. Al centro, le storie struggenti dei «paz»: i pazienti – o i pazzi, direbbero i più – dei servizi psichiatrici nati subito dopo la chiusura dei manicomi: uomini e donne che si ritrovarono improvvisamente liberi nel mondo, o che nel mondo non sapevano più come abitare. Le storie a cui dà vita Francesca Valente ruotano sempre attorno a punti luminosi: dettagli, pensieri, eventi; non mirano mai a raccontare le vite dei personaggi, cercano piuttosto il cuore pulsante della loro umanità: perché è lì, in quel frammento di memoria che li riguarda, portato alla luce ma irriducibilmente oscuro, che può essere racchiusa ogni prospettiva d’universalità.

«Occhipinti, insonne, insisteva nell’ordinare champagne: le ho portato in sostituzione dello stesso dell’acqua, ma ha dimostrato, rovesciandomela in testa, di non gradirla. Tutti gli altri signori ospiti hanno dormito, tranne la signora Agosta, che continua ad andare al gabinetto e spacca tutto. Altro nulla da segnalare». «Altro nulla da segnalare» è la formula di rito con cui, nei primi anni Ottanta, si chiudevano i rapportini quotidiani degli infermieri del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’Ospedale Mauriziano di Torino, uno dei primissimi esperimenti di «reparto aperto» subito dopo la promulgazione della Legge 180. Chi finiva il turno riferiva con semplicità a chi lo iniziava quanto era avvenuto nelle ore precedenti: cose ordinarie e straordinarie. Episodi comici, tragici, feroci. In quelle note «c’era un’umanità che raccontava un’altra umanità, con benevolenza e un sincero sforzo di comprensione. Spesso erano entrambe umanità dolenti». Partendo proprio dai rapportini, e dai racconti fatti all’autrice dallo psichiatra del reparto Luciano Sorrentino – che un giorno è andato a casa sua affidandole uno scatolone pieno di tutte le carte che aveva accumulato negli anni -, Francesca Valente ha dato vita a un testo senza paragoni, dove il confine tra documento e scrittura letteraria è sempre mobile e indefinibile. A ogni pagina si avverte che la sua penna cerca qualcosa, mentre insegue le storie di pazienti, medici, infermieri, a partire dalle tracce a disposizione. Qualcosa che miracolosamente trova e ci mette davanti agli occhi. «Perché le tante persone passate per i repartini hanno lasciato minuscoli frammenti: il resto è in un cono d’ombra. E perché ognuna di queste storie è una possibile versione di qualcosa che è accaduto realmente, una fotografia ricomposta di una vicenda individuale e collettiva».

FRANCESCA VALENTE
Torino, 1974
Per molti anni è stata traduttrice dall’inglese, dal francese e dal giapponese per case editrici e studi di animazione italiani e internazionali. Dal 2014 lavora come copywriter. Suoi testi sono stati musicati dai jazzisti Francesco Aroni Vigone e Stefano Risso. Ha studiato giapponese a Ca’ Foscari e arte contemporanea all’Ucla. Ha scritto il libro per bambini Il miele. Tutti i segreti delle api, Slow Food Editore 2010.
Per Einaudi ha pubblicato Altro nulla da segnalare, 2022, vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2022.

CHIARA PINI
Padova, 1967
E’ docente di Lettere alla Scuola Secondaria di I Grado; collabora con un gruppo di linguisti esperti di modello valenziale ed è impegnata in attività di formazione dei docenti. È autrice di Un nido di candide piume, l’Erudita, Giulio Perrone, 2018, finalista al Premio Internazionale di Letteratura Città di Como 2019. Un suo contributo è in Quaderni Mediterranei, vol. II, Quel fantastico viaggio, a cura di Silvestro Neri e Lorenzo Cittadini. Fa parte dell’associazione quarantaduelinee|circolazione culturale aps e del collettivo Le Ortique

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Il Duca, Einaudi, 2022
Un paese di montagna, un’antica villa con troppe stanze, l’ultimo erede di un casato ormai estinto, lo scontro al calor bianco tra due uomini che non sembrano avere nulla in comune… Quanto siamo fedeli all’idea di noi stessi che abbiamo ricevuto in sorte? Matteo Melchiorre ha costruito una storia tesissima ed epica sulla furia del potere, le leggi della natura e la libertà individuale. Un romanzo che ci interroga a ogni riga sulla forza necessaria a prendere in mano il proprio destino: «il modo giusto per liberarsi del passato non è dimenticarlo, ma conoscerlo»

MATTEO MELCHIORRE
1981
Dopo essere stato ricercatore all’Università degli Studi di Udine, l’Università Ca’ Foscari e lo Iuav di Venezia, è direttore dal 2018 della Biblioteca del Museo e dell’Archivio Storico di Castelfranco Veneto.
Si occupa di storia economica e sociale del medioevo e della prima età moderna, e di storia della montagna e dei boschi. Autore di numerosi saggi storici, tra gli altri libri ha pubblicato: Requiem per un albero. Resoconto dal Nord Est, Spartaco 2004, La banda della superstrada Fenadora-Anzú (con vaneggiamenti sovversivi), Laterza 2011, La via di Schenèr. Un’esplorazione storica nelle Alpi, Marsilio 2016, Premio Mario Rigoni Stern 2017 e Premio Cortina 2017 e Storia di alberi e della loro terra, Marsilio 2017. Per Einaudi ha pubblicato Il Duca, 2022.

GIACOMO CARLESSO
1994
E’ dottorando di ricerca in Italianistica all’Università Ca’ Foscari di Venezia con un progetto dal titolo Scenari odeporici di Giovanni Comisso. Dall’epistolario privato alle opere edite (1920-1968). Agli studi su Comisso, alcuni dei quali pubblicati o in corso di pubblicazione per riviste e opere collettive, affianca l’interesse per altri autori di area veneta, in particolare Parise e Buzzati. Fa inoltre parte del comitato di redazione della rivista internazionale di studi “Ermeneutica Letteraria”. Nel 2022 ha pubblicato Goffredo Parise. Un invito alla lettura, Digressioni editore.

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Montagna Madre – Trilogia del Novecento, Edizioni Biblioteca dell’immagine, 2022
Questa antologia racconta di chi siamo figli e figlie, di quale Novecento. E quale montagna è nostra madre. Quand’ero bambino e scendevo a piedi in paese a volte incontravo degli adulti che non conoscevo. Loro mi osservavano con una certa insistenza, magari interrompendo il lavoro sui prati, e poi mi chiedevano: Sétu de chi pó ti, mòro? Di chi sei, bambino? Io, oltre la siepe, inchiodato sulla ghiaia bianca della strada e quasi sull’attenti elencavo madre, padre, nonni, zii, cugini. Gli adulti assentivano e avevo la sensazione che piano piano mi collocassero da qualche parte. Non mi piaceva quell’interrogatorio sotto il sole e avvertivo il rossore arrivare fino alle orecchie, mi sentivo come un salame fresco appena insaccato e appeso in cantina: tastato, osservato, perfino odorato. Quado venivo congedato e potevo riprendere la via verso il paese ero ben felice, avevo solo il compito di portare a casa i saluti, e l’impegno era di tenere bene a mente il nome della persona che li inviava. Oggi ho l’età di quegli uomini e quelle donne dei paesi alti e penso non fossero degli impiccioni desiderosi di scoprire novità per darsi al pettegolezzo, ma che con le loro domande indiscrete stessero raccontando una storia, anche a me. Non era quindi un interrogatorio, ma il disegno di una mappa.
Credo sia da lì che ho iniziato ad appartenere a un luogo.

ANTONIO G. BORTOLUZZI
Alpago, 1965.
Nel 2010 ha pubblicato il romanzo per racconti Cronache dalla valle, Biblioteca dell’Immagine; nel 2013 il romanzo Vita e morte della montagna, Biblioteca dell’Immagine – vincitore del premio Dolomiti Awards Miglior libro sulla montagna del Belluno Film Festival;
nel 2015 il romanzo Paesi alti, Biblioteca dell’Immagine con cui ha vinto il Premio Gambrinus-Giuseppe Mazzotti nella sezione Montagna, cultura e civiltà ed è stato finalista al Premio della Montagna Cortina d’Ampezzo e al premio letterario del CAI Leggimontagna.
Nel 2019 ha pubblicato il romanzo Come si fanno le cose, Marsilio Editori da cui è tratta l’omonima commedia teatrale. È stato finalista del Premio Italo Calvino nel 2008 e 2010.
Oggi è membro accademico del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna (GISM).
Suoi articoli sono pubblicati su riviste nazionali e sulle pagine culturali dei quotidiani del Nordest.

GIORGIO PRADELLA
Venezia, 1957
E’ architetto libero professionista.
Appassionato di montagna.
Si interessa di relazioni tra paesaggio e infrastrutture.
Ideatore del progetto mu.ri | museo diffuso regionale dell’ingegneria.
Collabora con le università di Padova, Udine.

SONIA VAZZA
1981
Vive in Alpago BL. Ha conseguito Laurea in Relazioni Pubbliche e Pubblicità all’Università IULM e Laurea specialistica in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali all’Università Ca’ Foscari di Venezia.