
Claudio Panzavolta, Al passato si torna da lontano, Rizzoli, 2020
È il 1944, il cacciabombardiere Pippo vola sui cieli della Romagna e Anita è appena una bambina. Ma non dimenticherà mai il momento in cui l’hanno strappata dalle braccia della madre, fucilata dai fascisti. E neanche quando il padre Armando, deperito e irriconoscibile, ritorna dalla Germania dopo un lungo viaggio in sella a una bici di fortuna. A guerra finita, insieme al padre ritrovato e alla zia Ada, che si è presa cura di lei e di sua sorella Edda, Anita proverà a lasciarsi gli anni più difficili alle spalle e a costruirsi un futuro. Armando otterrà un impiego alla Società anonima elettrificazione, viaggiando tra Italia, Grecia, Turchia e Nord Africa. E intanto Anita attraverserà l’adolescenza e la giovinezza con testardaggine e alla costante ricerca di giustizia, vivendo in prima persona i movimenti di emancipazione femminile e i dibattiti interni alla sinistra italiana, spesso in conflitto con Edda, più schiva e conservatrice. Amori, matrimoni, rivelazioni, delusioni e invidie scandiscono la vita della famiglia Castellari, mentre lontano dal piccolo paese romagnolo – nel ventennio della caduta e della risalita, dell’orrore e della speranza – il mondo va avanti, tra tensioni politiche, scoperte scientifiche, conquiste civili, esplosione del jazz e cronache del jet set. A unire le due sorelle, però, resterà sempre il ricordo della madre, e la ricerca dell’uomo che l’ha uccisa. Attraverso una narrazione inarrestabile, arricchita da fotografie e mappe narrative, e capace di dare profondità a ciascuna delle numerose figure che occupano la scena, Claudio Panzavolta ci racconta l’epopea di una famiglia italiana. Sullo sfondo, la piccola e la grande Storia si intrecciano tra loro, diventando le altre protagoniste di questo romanzo strepitoso
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Alessandro Tuzzato, L’inutilità dei buoni, Divergenze editore, 2020
Roberto non trattiene ricordi, ed occupa il vuoto della mente aggrappandosi alla ripetizione di gesti meccanici e ossessivi, controllato dagli assistenti sociali. Bruno, invece, convinto di essere vittima dell’egoismo altrui, si ostina in modo distruttivo a trovare negli altri approvazione di cui ha bisogno. Storie parallele in un romanzo di formazione al contrario, in cui l’incontro inconsuete di due uomini nei panni del medesimo, fa emergere il lato oscuro di entrambi. Le parlai delle mie paranoie, delle mie titubanze, dell’ipersensibilità. “E ti stupisci di essere da solo?” aveva detto ridendo, con espressioni che pareva alludere a qualcosa di più promettente. “Mi stai dicendo che sei ancora interessata?” avevo chiesto allora, accorgendomi subito d’avere frainteso. “È tardi, ma sarebbe stato bello allora. Chissà cosa sarebbe successo se solo avessi risposto per tempo”. Era il suo modo di rifiutarmi, l’unico che le avrebbe garantito un interesse perpetuo da parte mia.
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Alessandra Trevisan, “Nel mio baule mentale”: per una ricerca sugli inediti di Goliarda Sapienza, Aracne Editrice, 2020
Dagli anni Cinquanta agli anni Novanta Goliarda Sapienza fu attrice, scrittrice, giornalista, insegnante di recitazione e ricoprì molti altri ruoli. Nel 1967 l’esordio per Garzanti con il romanzo Lettera aperta diede inizio alla sua carriera di autrice, durante la quale si rapporta a un contesto letterario ed intellettuale attraente e respingente, che è oggi possibile ricostruire attraverso documenti d’archivio inediti di varia provenienza. Tra essi, le prime due versioni di Lettera aperta, centrali in questo saggio. Materiali diversi rivelano tracce del “baule mentale” di Sapienza, fanno scoprire rinnovati percorsi di ricerca critici, intertestuali e filologici, e suggeriscono una rilettura dell’opera. Testi inediti e testi editi mai considerati sinora portano in primo piano la sua libertà e le sue contraddizioni.
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