Paesi alti, Biblioteca dell’immagine, 2015
Nel 1955 il borgo montano chiamato Rive non aveva nemmeno la tabella con il nome. Lì viveva il giovane Tonin con sua madre, dopo che il padre muratore era migrato in Svizzera.
Da febbraio a novembre, in attesa del ritorno del padre, Tonin lavorò nei prati e con le bestie, immerso nel fluire delle stagioni. Furono mesi di neve e poi di sole, di erbe e di fioriture, di fatiche e raccolti, dentro i colori e le voci di un mondo dominato dalla natura.
Mesi e mesi di vita, dove imparò a fare a pugni, s’innamorò, odiò, tentò di difendersi e continuò a sognare.
Vicino a lui una madre austera, portatrice di fatiche, di segreti e di un compito.
Attorno a loro una comunità antica e viva, testimone inconsapevole di un modo di vivere che sarebbe scomparso in pochi decenni.